| Definire monumentale la Sonata D. 960 di Franz Schubert è fin troppo facile: è monumentale per intensità, per durata, per difficoltà interpretativa, ed è certamente una delle pagine più belle del compositore viennese.
Opera postuma, vede la luce nel suo ultimo anno di vita in mezzo ad una vera e propria esplosione di capolavori che potremmo definire dell'ultimo minuto. Questa Sonata è un'opera graniticamente unitaria, che ha forti legami con le canzoni del Winterreise che la precedono. E fa nascere spontanea la domanda su cosa avrebbe potuto fare Schubert se un destino infausto non lo avesse strappato alla vita a 31 anni.
La nostra impressione è che in questa registrazione, a differenza di altre peraltro titaniche e fondamentali esecuzioni (Pollini, Richter, Brendel), quello che si sente è Franz Schubert piuttosto che Simone Pedroni: e lo scriviamo come il più grande dei complimenti che possiamo pensare di fare ad un esecutore.
Questo è un vero e proprio intento dell'artista, che nel corposo libretto non spende una sola parola a commento della propria esecuzione, lasciando che siano struggenti estratti dagli scritti di Schubert stesso a tracciare la rotta della lettura delle note.
Che la cifra interpretativa di un pianista come Pedroni non sia il puro gesto tecnico, lo sappiamo benissimo - anche se la tecnica di cui è dotato è straordinaria; sappiamo pure che non la stessa cifra non risiede neppure nella pura ricerca timbrica. Piuttosto, ci sembra, sta nel suo rivestire i panni della persona che attraversa la Sonata con invidiabile naturalezza. Questa non è musica descrittiva, ma ugualmente ci appare evidente il movimento del viandante che visita non tanto la partitura ma i luoghi da essa evocati. Viandante gentile, per di più, che non solo ci permette ma ci invita ad accompagnarlo.
In questo senso, i 6 Lieder che completano il lavoro formano il perfetto contraltare alla prima parte dell'album. Come è noto, Franz Liszt trascrisse un certo numero di lieder di Schubert per pianoforte solo, integrando la melodia del canto nell'accompagnamento con stile mirabile e, diciamolo, con non poche sfide tecniche per l'esecutore. Si tratta di brani che, in confronto al monumento dell'ultima Sonata sono poco più che miniature ma - attenzione - miniature non prive di forza e, talvolta, persino di veemenza (basta citare il celeberrimo Erlkönig). Ma anche miniature ripiene di grazia, intima e sussurrata, come l'Ave Maria; il tutto in un contrasto caro al romanticismo che contrappone volentieri passione e pace, gelo e calore, lamento e canto di lode.
Contrasti che il cuore di Simone Pedroni conosce e riversa a piene mani sulla tastiera e su chi ascolta, senza chiedere nulla in cambio se non la silenziosa riverenza che coglie l'ascoltatore dopo l'ascolto di un album come questo.
Indispensabile.
Tracklist:
Franz Schubert: Sonate D. 960
1. Molto moderato
2. Andante sostenuto
3. Scherzo (Allegro vivace, con delicatezza)
4. Allegro, ma non troppo
Franz Schubert / Franz Liszt: 6 Lieder
5. Der Leiermann
6. Täuschung
7. Ständchen
8. Die junge Nonne
9. Ave Maria
10. Erlkönig
Total time: 76:38
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